In data 25 settembre 2018, la European Community Shipowners’ Associations (ECSA) ha pubblicato un “Position Paper” sul Regolamento (UE) n. 1257/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013 relativo al riciclaggio delle navi – che modifica il regolamento (CE) n. 1103/2006 e la direttiva 2009/16/CE – lamentando l’inadeguatezza della normativa comunitaria in materia di “European Ship Recycling Regulation – EU – SRR”.
È ormai un dato di fatto che, a partire dal 31 dicembre 2018, l’EU–SRR verrà integralmente applicato e tutte le navi battenti bandiera di uno Stato Membro dovranno ricorrere all’utilizzo degli impianti di riciclaggio approvati da Bruxelles. Ora, se da un lato l’ECSA riscontra il favore degli armatori comunitari verso gli sforzi della Commissione Europea e dei singoli Stati Membri per garantire un riciclaggio delle navi rispettoso dell’ambiente, dall’altro lato esprime la propria preoccupazione in considerazione del fatto che l’attuale elenco UE di impianti di riciclaggio approvati parrebbe non soddisfare le capacità di riciclaggio delle navi battenti bandiera comunitaria. Inoltre, secondo quanto sostenuto dall’ECSA all’interno del proprio “Position Paper”, in questo scenario il regolamento in oggetto non faciliterà la ratifica globale della Convenzione di Hong Kong del 2009 concernente la costruzione, il funzionamento e la preparazione delle navi per un riciclaggio sicuro e compatibile con l’ambiente, nonché il funzionamento degli impianti per il riciclaggio sicuro ed ecocompatibile.
Esisterebbe infatti, allo stato dell’arte, un’inadeguata capacità degli impianti (che nella lista UE sono attualmente 21) di ricoprire le esigenze di demolizione stimate dall’ECSA in circa 330.000 LDT (“Light Displacement Tonnes”). Gli impianti in parola, risulterebbero inoltre inadeguati anche in termini di lunghezza e di immersione delle navi trattabili. In conseguenza di queste carenze, secondo l’ECSA, una buona parte delle navi battenti bandiera comunitaria non potrà essere demolita secondo l’EU-SRR a partire dalla fine del 2018.
C’è quindi preoccupazione che questa scarsa capacità degli impianti e la loro dislocazione poco bilanciata dal punto di vista geografico possano rendere non attrattiva la bandiera comunitaria creando un conseguente svantaggio competitivo rispetto alle navi battenti bandiera non europea.
È quindi necessario ed urgente, affinché la flotta europea possa essere riciclata in modo sicuro e compatibile con l’ambiente, che gli impianti abilitati secondo l’EU-SRR abbiano un’adeguata capacità e che siano distribuiti secondo le necessità della industry dello shipping. L’ECSA ha pertanto richiesto a Bruxelles di valutare rapidamente la situazione in modo che entro la fine del 2018 possa essere fornito all’intera indsutry un elenco geograficamente equilibrato di impianti di riciclaggio adeguati. Qualora, al 31 dicembre 2018, non fosse possibile fornire alla flotta europea l’accesso a una capacità di riciclaggio sufficiente, adeguata e geograficamente equilibrata, si renderebbe necessario richiedere ulteriori orientamenti da parte della Commissione Europea su come conciliare gli obblighi giuridici dell’industria e l’inadeguatezza del SRR dell’UE.
L’ECSA invita, infine, la Commissione Europea a concentrarsi sull’incoraggiamento delle iniziative dei principali paesi di riciclaggio del sud est asiatico dove vi è già di base una capacità sufficiente per il riciclaggio anche delle grandi navi, ribadendo che ogni qual volta tali strutture soddisfino quanto richiesto dall’EU-SSR queste dovrebbero essere accettate nell’elenco UE. Includere tali strutture, infatti, non solo stimolerebbe altre strutture nella regione a seguire l’esempio, ma potrebbe facilitare anche le loro autorità governative a ratificare la Convenzione di Hong Kong.
