Stefano Messina: “Agenti marittimi e armatori uniti? Sì a un progetto di respiro industriale che guardi oltre il cluster”

L’intervista al presidente di Assarmatori, a cura di Vito de Ceglia, pubblicata su ShipMag

“In linea di principio, non sono contrario al progetto. Ma prima di dare una risposta definitiva, dovrei conoscerne i contenuti che al momento non ci sono. Detto questo, la proposta arriva da persone capaci, autorevoli e serie. Persone che stimo”. Stefano Messina, presidente di Assarmatori, non chiude la porta all’appello lanciato nei giorni scorsi da Gian Enzo Duci, numero uno di Federagenti, e Mario Mattioli, presidente di Confitarma, per provare a superare le divisioni che lacerano il mondo dello shipping italiano. La proposta, anticipata da Duci a ShipMag, è quella di creare un’unica grande Federazione del mare che raccolga tutte le anime del cluster sul modello tedesco e che possa avere un maggiore peso politico.

Se il progetto non esiste ancora, qual è allora la sua proposta o ipotesi di lavoro da cui partire?  

“Innanzitutto, un progetto di questo tipo non si costruisce con una dichiarazione d’intenti ma sedendosi attorno ad un tavolo, dedicandoci tempo e risorse. Quando parlo di risorse mi riferisco ai consiglieri delle rispettive associazioni, che sono imprenditori e manager capaci ed esperti”.

A febbraio Emanuele Grimaldi, in un’intervista a ShipMag, aveva dichiarato che lo strappo tra gli armatori non aveva più senso. Addirittura, aveva scritto una lettera a Gianluigi Aponte per tentare di ricucire la ferita. Poi, che cosa è accaduto?

“Nella prima metà di febbraio, io e il direttore generale di Assarmatori, l’avvocato Alberto Rossi, abbiamo avuto un interessante incontro con Mario Mattioli e il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto. All’incontro c’era anche un’azienda ben specifica. Devo dire la verità, sulla maggior parte degli argomenti ci siamo trovati d’accordo. Però, ci sono due o tre temi significativi sui quali ci sono legittime e democratiche divergenze su interessi economici delle aziende che appartengono alle rispettive associazioni. Quindi, oggi il progetto della riunificazione potrebbe non essere maturo”.

Però, se venisse proposto a lei e ai vertici di Assarmatori di sedervi attorno ad un tavolo e di iniziare a ragionare su progetto di riunificazione, che cosa risponderebbe?

“Non direi di no, come ho detto è già accaduto di sedersi attorno ad un tavolo altre volte. Guardi che il Consiglio direttivo di Assarmatori, che si riunisce in media ogni 40 giorni, durante il Covid in video conferenza più di una volta al mese, discute regolarmente di questo argomento con un’attenzione e una sensibilità politica molto forte. Ripeto: oggi evidentemente non sono ancora maturati i presupposti per la riunificazione”.

Tirrenia è sicuramente uno dei temi su cui non c’è sintonia con Confitarma: la ratifica della proroga della convenzione alla società del gruppo Onorato è un atto dovuto?

“Innanzitutto, Tirrenia è solo uno degli argomenti su cui non c’è sintonia. Detto questo, non c’è nulla di dovuto. Però, posso dire che la proroga della convenzione era già di fatto decisa da parte del ministero dei Trasporti, indipendentemente dal Covid perché non sono stati fatti determinati passi per preparare la nuova gara. Cerco di essere ancora più chiaro: se non ci fosse stato il Covid, i tempi per fare la gara entro il 18 luglio, data in cui scadeva la precedente proroga, comunque non ci sarebbero stati”.

Finiti gli encomi del governo per il modo in cui il trasporto marittimo ha affrontato l’emergenza Covid, poi il settore è stato dimenticato. L’esecutivo sta correndo ai ripari?

“In questi giorni, stiamo lavorando con tutta la struttura del MIT e con la stessa ministra De Micheli per trovare una soluzione all’industria dei traghetti. Soluzione che non riguarda solo il corto raggio. La verità è che fino ad oggi sono state previste misure specifiche per il comparto aereo e quello ferroviario nel Dl Cura Italia, ed è stato istituito nel Dl Rilancio un fondo compensativo per la riduzione dei ricavi relativi al trasporto passeggeri e merci su aerei e treni, ma nessuna misura è stata prevista per i traghetti che hanno registrato un calo drastico del traffico passeggeri, meno in quello merci. Segmento di mercato, quest’ultimo, che però rappresenta il 30% del fatturato complessivo delle imprese di cabotaggio. Parlo di un settore che può vantare la prima flotta Ro-Ro Pax d’Europa e che rappresenta oggi il primo datore di lavoro dei marittimi italiani, perché sono pochi quelli imbarcati su navi da carico internazionale. Nell’industria dei traghetti operano gruppi del calibro di Grimaldi, Moby-Cin, GNV e Corsica Ferries. Eppure non vengono considerati”.

Qui torniamo al punto di partenza: probabilmente, perché gli armatori italiani non hanno un peso politico come altri settori, o no?

“E’ qui che vedo il limite del nostro settore. Penso che la convergenza tra gli armatori dovrebbe passare attraverso un progetto che abbia un respiro industriale. Un progetto che va oltre il cluster marittimo. Per questo motivo, siamo ancora oggi in una fase transitoria e di analisi”.

Resta il dato inconfutabile che non siete riusciti a portare a casa nemmeno la misura che consentiva alle società di navigazioni che operano nel Primo Registro, come quelle di cabotaggio, di avere uno sgravio contributivo entro il limite di 35 milioni di euro. Addirittura, la misura è stata inclusa nel Dl Semplificazioni alla sera, per poi essere depennata alla mattina sulla Gazzetta Ufficiale. E’ stata una beffa, quanto fa male?

“Molto male, perché Assarmatori e Confitarma si sono battuti fino alla fine soprattutto per tutelare l’occupazione del settore. Non lo dico per cercare il consenso delle organizzazioni sindacali, anzi da parte loro mi aspetto un atteggiamento ancora più efficace nei confronti del governo per sostenere questa richiesta. Ricordo, ancora una volta, che durante il Covid il mondo del trasporti, non solo quello marittimo, ha lavorato in maniera efficiente. Ma l’unico a non aver ricevuto nulla è stato solo il nostro settore”.

Sulle misure in favore del cabotaggio, avete avuto rassicurazioni dalla ministra De Micheli?

“Negli ultimi giorni, il ministero sta ponendo molta attenzione sul tema. I contatti sono quasi quotidiani, ancora ieri in un colloquio con la ministra De Micheli, in occasione della cerimonia del Ponte Genova San Giorgio, ho avuto la conferma che lei e l’ufficio legislativo del MIT sono molto attenti nei confronti del provvedimento che dovrebbe entrare nel prossimo decreto del governo”.

Presidente, ha colto l’occasione anche per dire alla ministra De Micheli che le autostrade di Genova sono in condizioni pessime e che, a differenza di quello che lei sosteneva, raggiungere la Liguria è ancora oggi difficile?

“Direi che ormai lo sa benissimo da qualche settimana”.

Gli armatori hanno perso un’altra battaglia: quella sull’autoproduzione. Qui che cosa è andato storto?

“Forse abbiamo perso tutti. La misura è assurda, ho trovato molto grave che vi sia stato questo blitz perché è stato un provvedimento inserito nel Dl Rilancio senza alcun confronto tra le parti e nonostante i pareri negativi del MIT e della Ragioneria di Stato. La norma prevede che vengano definite le regole tramite un decreto del ministero, quindi la norma entrerà in vigore a valle di questo provvedimento. Inoltre, la norma presenta profili di non compatibilità al diritto comunitario e alla legge sulla proporzionalità e trasparenza dei costi. Aggiungo: la parte di sindacato che ha sostenuto quella norma, penso lo abbia fatto più per se stesso che per difendere i lavoratori”.

Perché?

“Lo chieda a loro. Io sono presidente di Assarmatori e tutelo gli interessi delle nostre aziende, le quali hanno tra i propri asset fondamentali i lavoratori italiani. Questa norma non ha avuto un percorso democratico, in più non ha fatto altro che creare tensioni tra aziende e lavoratori, così come tra marittimi e portuali”.

Qual è la sua proposta per ritrovare la pace sociale?

“Avevo proposto al MIT di non procedere con un provvedimento di urgenza ma di istituire un tavolo con i sindacati e le Autorità portuali per aprire un confronto democratico sul tema dell’autoproduzione. La riforma Delrio ha dato di nuovo centralità al governo nella logistica, porti e mare. Ecco questa sarebbe l’occasione per il MIT di esprimere la sua autorevolezza, e non attraverso un decreto legge spinto da qualcuno”.

Ancora oggi il governo non ha firmato l’accordo sottoscritto da 13 paesi internazionali a vocazione marittima per incentivare il turno over a bordo delle navi. Quanto è grave che l’Italia non lo abbia fatto?

“E’ grave per le navi che operano su rotte internazionali, però posso dire che finalmente siamo stati convocati, insieme a Confitarma, domani in una riunione al MIT per discutere proprio degli avvicendamenti dei marittimi sulle nostre navi all’estero per stabilire tutte le procedure sui rientri. Quindi, domani potremmo avere qualche notizia in più”.

Lei prima ha citato la riforma Delrio, esistono oggi le condizioni politiche per completarla?

“Sì, ci sono. E’ una delle prime cose che ho detto alla ministra De Micheli quando si è insediata al posto di Toninelli che, nonostante tutte le critiche ricevute, ha fatto un buon lavoro in un arco temporale ridotto. De Micheli ha una duplice opportunità proseguire il lavoro realizzato da Delrio, che appartiene al suo partito, e dare così un’ulteriore centralità al suo dicastero”.

Capitolo Crociere. Lei ha partecipato al tavolo che ha redatto il protocollo sanitario. Da settimane è congelato dal ministero della Salute, perché?

“Le aziende italiane che operano nel settore, MSC e Costa Crociere, hanno lavorato spalla a spalla con i ministeri competenti per redigere il protocollo sanitario. Anche le associazioni di categoria hanno dato il loro contributo. Una volta definito il protocollo, sono stati coinvolti il CTS (Comitato Tecnico Scientifico), ministero della Salute e Comando Generale delle Capitanerie di porto. Quindi, questo documento rappresenta il top. Aspettiamo a questo punto solo il via libera. Ma ormai ci siamo. Penso che il 16 agosto si riparta, se non altro per iniziare a rodare il motore della crociere, equipaggi e navi”