Forum Conftrasporto. Stefano Messina (Presidente Assarmatori): “serve una vision di coerenza e globale tra investimenti pubblici e risultati”

“La transizione l’abbiamo iniziata 20 anni fa. Per 20 anni gli armatori hanno fatto i compiti a casa, quelli che ci ha dato l’Imo, che nel suo ultimo rapporto sulle GHG ha certificato che a fronte di un aumento dei traffici marittimi rispetto al 2008 di oltre il 30%, si è avuta una riduzione di quasi il 7% del carbonio emesso ed una riduzione di quasi il 30% dell’intensità di carbonio”. Il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, interviene al 6° Forum Internazionale di Conftrasporto nell’ambito del Panel denominato “Trasporto Marittimo e Ambiente”.

“L’Imo ora ci ha dato altri compiti con un nuovo orizzonte al 2050, ma l’Europa ha deciso di seguire unilateralmente una politica più ambiziosa con il pacchetto Fit for 55, che si basa su un assunto pericoloso non solo per il settore ma anche per tutta l’economia europea: Per spingere lo shipping verso l’uso di fuel green la Commissione UE propone di disincentivare l’uso di carburanti fossili attraverso misure fiscali, come l’estensione al trasporto marittimo del sistema europeo di scambio delle emissioni (EU Emission Trading System – EU-ETS) e l’introduzione, a partire dal 2023, di una tassa da applicare a tutti i carburanti venduti nell’area economica europea (EEA) per i viaggi interni all’EEA, con l’opzione, per gli stati membri, di estenderla anche ai viaggi internazionali”.

“La piattaforma logistica sarà africana. Quindi potrebbe essere inutile fare dragaggi poichè le grandi navi potrebbero decidere di non venire più in Europa, fermandosi a Tangeri o a Suez per non pagare le tasse Ue. Le merci da noi dovranno arrivare per altre vie, con navi più piccole e molto più costose.
Lo shipping internazionale che attualmente scala i porti europei potrebbe cercare così di eludere le nuove imposizioni evitando di toccare i porti europei e scalando invece gli hub già esistenti ai confini dell’EU o di quelli – numerosi – in corso di realizzazione, ad esempio in Nord Africa sulla sponda sud del Mediterraneo”.

“Il Fit for 55 non servirà nemmeno a ridurre le emissioni, non perché manchi la volontà degli armatori ma perché mancano le tecnologie, i fuel alternativi e le reti di distribuzione degli stessi. E mancheranno ancora per molto, mentre sono a disposizione carburanti di transizione, come il GNL, che nel pacchetto Fit for 55 non viene considerato green e sarà quindi tassato, ma che consente già di ridurre drasticamente le emissioni nocive – azzerando gli ossidi di zolfo, riducendo dell’85% gli ossidi di azoto, del 95% i particolati – e di iniziare il percorso verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo con riduzioni dell’ordine anche del 20% delle emissioni di CO2”.

Intervenuti al panel moderato dal giornalista RAI Marco Frittella, anche Ugo Salerno (Presidente e AD RINA) e l’Ammiraglio Nicola Carlone (Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto).

Ugo Salerno: “gli armatori possono utilizzare solo le soluzioni attualmente disponibili.Nuovi strumenti devono essere sviluppati “a terra” per permettere poi il miglior conseguimento degli obiettivi dettati dalle normative”.

Amm. Nicola Carlone: Il ruolo del Comandante in porto nell’ambito della transizione è quello di essere attivi per il coordinamento tra tutti gli attori al solo beneficio della nostra “marittimità”.