Covid-19, restrizioni e quarantena. Le navi non sbarcano più, è allarme per le merci. L’articolo su Il Tempo

La nave non va, spettro carestia“. L’articolo a firma di Filippo Caleri. “Restrizioni e quarantene imposte agli equipaggi stanno facendo mancare alimenti e materie prime. Il traffico via mare per ora ha subito solo ritardi. Ma si va verso un blocco che può far scarseggiare frutta, grano e petrolio”

Non è ancora un allarme carestia e razionamento, ma poco ci manca. La catena di approvvigionamento interna­zionale delle merci, quella che porta sulle nostre tavole ad esempio frutta e ortaggi dal Nord Africa, ma anche il petro­lio e il grano, sta rallentando causa Covid-19. E senza un ac­cordo a livello globale tra gli Stati e le grandi società di navi­gazìone si rischia uno stop del commercio internazionale. Con un danno enorme che può mettere in serio pericolo la stessa esistenza dell’ econo­mia mondiale.

Il problema non è solo italiano, ma riguar­da ormai tutte le rotte navali e gli approdi. Basta aprire un si­to quello della Bimco (la più grande delle associazioni ma­rittime internazionali che rap­presentano gli armatori) per capire come il virus stia conta­giando anche il commercio marittimo. Ci sono infatti 24 paesi che, a oggi, hanno messo restrizioni basate sulla cosiddetta storia della navigazione e cioè che impongono quarante­ne in porto se le navi arrivano da alcuni paesi, tra i quali ov viamente l’Italia. Tempi lunghi che, se possono essere sopportati dai flussi che arrivano dalla Cina in Europa (i viaggi durano tempi che contempla­no la quarantena), mettono in difficoltà gli armatori che ope­rano nelle tratte mediterranee.

Un cargo che parte da Genova verso Algeri rischia di avere una durata ben oltre i 3 giorni necessari oggi perché il carico e l’equipaggio può essere bloc­cato per oltre due settimane. Non solo. Tra I Paesi che adot­tano queste procedure ce ne sono alcuni che esportano sul­le nostre tavole frutta, ortaggi, grano e petrolio come l’Alge­ria, Israele, ma anche il Baha­rain e il Qatar. Se i tempi si allungano, alimenti e materie prime non arrivano sugli scaf­fali dei supermercati e nei di­stributori. Non è solo questo il problema.

A oggi alcuni paesi come Argentina, Australia e Su­d Africa non accettano ingressi di navi da Paesi con elevato tasso di contagio, togliendo con ciò porti e rotte alle navi che battono bandiera italiana. Infine, a oggi, sono quasi 30 i paesi che non consentono nei loro porti la cosiddetta rotazio­ne degli equipaggi. Una prati­ca che consente alla nave, che non si ferma mai da un punto all’altro del pianeta, lo sbarco dei marinai dopo una determi­nato periodo di tempo.

Il perso­nale non può restare a bordo per sempre, infatti, ma va avvi­cendato. Se resta sulla nave ol­tre diventa passeggero e non può essere usato in altre man­sioni. Per questo gli armatori programmano per tempo il punto nel quale un marittimo deve scendere e dove il suo sostituto deve salire a bordo. In tutto il mondo ovviamente. Una programmazione che de­ve essere precisa e puntuale. Ma che sta saltando perché nel­la terza lista che si trova sul sito Bimco ci sono proprio i paesi che hanno proibito nei loro porti il cambio dell’equipag­gio.

Certo le compagnie si stan­no attrezzando puntando su al­tre destinazioni. Ma l’aggiorna­mento dei Paesi che chiudono gli approdi è continuo. E il rallentamento della logistica na­vale, già evidente, rischia di tra­sformarsi in un severo blocco. Solo un tassello di un sistema che sta entrando in crisi. An­che in casa nostra la situazione non è delle migliori. I traghetti da, e per, la Sicilia e la Sarde­gna sono stati ridotti perché viaggiano solo le merci. Ma il numero di quelli in funzione è insufficiente per garantire i flussi. Così alla penuria internazionale si aggiungono le cri­ticità nazionali.

E nello stesso tempo le esportazioni motore trainante della nostra econo­mia sono al minimo. A seguire il dossier è Assarmatori che, nei giorni scorsi, ha ottenuto una serie di agevolazioni dallo stato italiano come l’elimina­zione della tassa di attracco fi­no a fine aprile. Un sostegno importante. E in questa direzio­ne va anche la validità dei certificati dei marittimi fino alla fi­ne dell’anno. Ma ora il proble­ma è internazionale e serve l’aiuto del governo.

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